La Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, con la sentenza n. 19051, fornisce una interpretazione chiarificatrice dell’articolo 19 del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (“Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”) che disciplina la confisca per equivalente nell’ambito della responsabilità amministrativa degli enti.
La Suprema Corte, con tale ultima sentenza, stabilisce che la confisca per equivalente prevista dalla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti è obbligatoria come quella prevista dal codice penale e che, in caso di fallimento, può essere eseguita senza una preventiva valutazione tra le ragioni del provvedimento e quelle dei creditori.
L’art. 19 del suddetto DLgs 231/2001 prevede che quando non è possibile eseguire la confisca del prezzo o del profitto del reato, il giudice può disporre la confisca per equivalente su somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del reato.
La sentenza in esame chiarisce quindi che il termine “può” contenuto nell’art. 19 succitato non esclude l’obbligatorietà della confisca per equivalente, ma la rende semplicemente alternativa alla confisca del profitto del reato quando tale ultima confisca non è possibile.
Secondo la Cassazione infatti la confisca per equivalente su beni non collegati al reato deve essere disposta quando non è possibile individuare i proventi delle azioni illecite, di cui è certa l’esistenza, nella sfera giuridico-patrimoniale dell’autore del reato.