La Corte di Cassazione, Sez. V Penale, con la sentenza del 16.4.2012 n. 14359, ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Palermo che aveva condannato il legale rappresentante di una società per i reati di cui agli artt. 483 c.p., 56 e 640 c.p. ed aveva altresì affermato la responsabilità per la società in ordine al correlato illecito amministrativo ex articolo 26 Decreto Legislativo n. 231 del 2001.
Nel caso affrontato dalla sentenza in esame l’addebito mosso all’imputato era quello di avere quale socio accomandatario nonché legale rappresentante della società, attestato falsamente, in una dichiarazione sostitutiva di atto notorio presentata all’Inail di Trapani il 26 marzo 2007, necessaria per partecipare ad una gara di appalto, di essere in regola con gli obblighi riguardanti le dichiarazioni ed i versamenti in materia di contributi sociali e con gli obblighi fiscali, ponendo così in essere atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre in errore i funzionari Inail preposti alla gara di appalto ed ottenendo indebitamente l’aggiudicazione dell’appalto, in pregiudizio dello stesso Istituto e delle altre ditte partecipanti.
La Suprema Corte, nel confermare la sentenza di condanna emessa in secondo grado, ha richiamato l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite secondo il quale integra il delitto di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa attestazione del legale rappresentante di una società circa il possesso, da parte di quest’ultima, di un requisito indispensabile per la partecipazione alla gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico (Rv. 236866, ric. Scelsi).
I Giudici di legittimità hanno affermato inoltre «l’ulteriore principio secondo cui, premesso che la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà e’ destinata, per espressa disposizione di legge, a provare la veridicità delle asseverazioni in essa contenute e considerato che essa deve essere poi trasfusa in un atto pubblico (Rv. 234879), consistente, nel caso di specie, nell’atto di aggiudicazione dell’appalto, il falso ideologico del privato si configura dal momento che esso può investire le attestazioni, anche implicite, contenute nell’atto pubblico conclusivo della procedura e i presupposti di fatto giuridicamente rilevanti ai fini della parte dispositiva dell’atto medesimo, che concernano fatti compiuti o conosciuti direttamente dal pubblico ufficiale, ovvero altri fatti dei quali l’atto e’ destinato a provare la verità».