La Corte di Cassazione, Sezione I penale, con la sentenza 17.2.2012 n. 6541 ha affermato che l’interposizione commerciale, civilisticamente riferibile al contratto di mediazione ovvero anche a negoziazione atipica, sorretta però da una causa civile volta al perseguimento di finalità pratiche non contra legem ed anzi riconosciuta in tutte le pratiche di compravendita (mobiliare ed immobiliare) non appare idonea ad integrare, sol perché qualificata parassitaria, condotta riconducibile al reato di cui all’articolo 513-bis c.p., che punisce l’illecita concorrenza con minaccia o violenza attuata con atti di coartazione che inibiscono la normale dinamica imprenditoriale. In questa fattispecie infatti vi rientrano i tipici comportamenti competitivi che si prestano ad essere realizzati con mezzi vessatori (quali il boicottaggio, lo storno di dipendenti, il rifiuto di contrattare, età), rimanendo invece escluse, siccome riconducibili ad altre ipotesi di reato, le condotte di coloro i quali, in relazione all’esercizio di attività imprenditoriali o commerciali, compiano atti intimidatori al fine di contrastare o ostacolare l’altrui libera concorrenza. Il delitto di cui all’articolo 513 bis c.p. punisce quindi esclusivamente l’alterazione delle regole a presidio della libera concorrenza realizzata mediante minaccia o violenza.
(La Corte ha ritenuto non sussistente il fumus del reato in esame in relazione ad una attività di condizionamento del mercato della fornitura di ferro attraverso l’imposizione agli imprenditori del settore, al di fuori di qualsiasi logica economica ed imprenditoriale, di rifornirsi di ferro per il tramite una azienda, la quale, in realtà, limitava la sua attività commerciale alla mera interposizione tra le ferriere e le ditte costruttrici, applicando un prezzo maggiorato rispetto a quello praticato direttamente dalla ferriera per la medesima prestazione