La Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, con la sentenza del 21 maggio 2012 n. 19219 ha stabilito che la misura cautelare del sequestro delle quote sociali non limita la gestione della società da parte dell’organo amministrativo, ivi compresa la cessione di un ramo d’azienda.
La vicenda in esame nasce da un provvedimento del giudice civile con il quale veniva disposto il sequestro delle quote sociali in seguito al rifiuto di un socio, nonché amministratore unico della società, di ritrasferire le quote della società che gli erano state intestate in via fiduciaria dagli altri soci.
Nelle more del sequestro, l’amministratore, senza alcuna autorizzazione o consultazione con il custode giudiziario nominato dal giudice, dapprima cedeva il ramo operativo dell’azienda ad un’altra società neo costituita e successivamente convocava l’assemblea della società che, con il voto favorevole del custode, deliberava l’azzeramento del capitale sociale, comprese le quote sequestrate, e la sua ricostituzione con sottoscrizione del nuovo capitale sociale da parte dell’amministratore e di un’altra società.
A questo punto interveniva la denuncia di uno dei soci estromessi dalla nuova sottoscrizione, a seguito della quale il tribunale penale, in sede di riesame, ha precisava che la condotta elusiva del sequestro andava individuata nel solo trasferimento del ramo d’azienda e disponeva il sequestro preventivo delle quote di spettanza del socio denunciante.
In merito, la Corte di Cassazione ha innanzitutto evidenziato che «il sequestro civile era stato posto a tutela delle quote, non dei beni aziendali … non era diretto ad impedire la gestione della società, ma solo a imporre il vincolo sulle quote; se il giudice civile avesse voluto impedire la gestione della società, avrebbe dovuto imporre il sequestro sull’intera azienda e non solo sulle quote».
Inoltre, continua la sentenza, non è sufficiente sostenere che la cessione del ramo d’azienda costituisca una elusione del sequestro civile delle quote societaria sulla base della sola assenza di autorizzazione del custode giudiziario, in quanto è necessario dedurre elementi tali da far escludere ragioni attinenti alla gestione societaria, ma nella vicenda in esame nulla è stato dedotto in merito alle ragioni o agli effetti della cessione del ramo d’azienda, al fine di valutare, a livello meramente indiziario, il presupposto di una condotta elusiva.
Infine, la Corte Suprema ha ritenuto non fondato il sequestro preventivo disposto dal tribunale penale perché «l’esistenza di un preesistente provvedimento cautelare civile avrebbe dovuto fare escludere la probabilità di un danno futuro, mancando i caratteri della concretezza e della attualità e non avendo il bene oggetto della misura un’intrinseca, specifica e strutturale strumentalità rispetto al reato ipotizzato».
Per quanto sopra, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del tribunale penale senza rinvio e ha disposto la restituzione delle quote in sequestro all’avente diritto.