Comunicazione n° 9

Con questa nona comunicazione inviamo le seguenti sintetiche indicazioni pratiche sulla misura della sospensione dei prestiti prevista dall’art. 56 del Decreto Legge “Cura Italia” per sostenere le imprese danneggiate dall’epidemia di COVID-19.

In cosa consiste la misura di sospensione dei finanziamenti:

L’art. 56 del Decreto “Cura Italia” ha previsto la sospensione fino al 30 settembre 2020 del pagamento delle rate o dei canoni di leasing in scadenza prima del 30 settembre 2020, per i mutui e gli altri finanziamenti a rimborso rateale, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie.

È facoltà dell’impresa chiedere la sospensione dell’intera rata o dell’intero canone o solo della quota capitale. Il periodo di sospensione comprende anche la rata in scadenza il 30 settembre 2020, vale a dire che la rata in scadenza il 30 settembre non deve essere pagata.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito che le rate maturate dopo l’entrata in vigore del decreto-legge (17 marzo) possono essere computate nel calcolo del periodo di sospensione, anche se la comunicazione di sospensione è presentata dopo la scadenza di tali rate non pagate. Le rate scadute e non pagate prima dell’entrata in vigore del decreto-legge non possono essere invece computate nell’ambito della sospensione.

Le misure di cui all’art. 56 si applicano anche ai finanziamenti ceduti a società veicolo (SPV) ex lege n. 130/99.

I contratti connessi al contratto di finanziamento, tra questi, in particolare, garanzie e assicurazione, sono prorogati senza formalità, automaticamente, alle condizioni del contratto originario.

Anche per le aperture di credito a revoca e per i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti, permangono inalterati gli elementi accessori al contratto di finanziamento senza alcuna formalità.

La banca non potrà applicare commissioni in relazione all’operazione di sospensione.

Quali imprese e soggetti possono accedere alla sospensione:

Le micro, piccole e medie imprese (PMI), operanti in Italia, appartenenti a tutti i settori possono accedere alla sospensione dei finanziamenti. Secondo la definizione della Commissione europea, sono PMI le imprese con meno di 250 dipendenti e con fatturato inferiore a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43 milioni di euro. Come già anticipato il 17 marzo scorso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sono ricomprese tra le imprese anche i lavoratori autonomi titolari di partita IVA.

Le imprese controllate da altre imprese, appartenenti dunque ad un gruppo, il quale superi i predetti parametri per la definizione di PMI, non vengono ricomprese tra i soggetti che possono accedere alla sospensione dei finanziamenti, in quanto è necessario fare riferimento ai parametri dimensionali del gruppo.

Quali sono i requisiti che deve avere l’impresa per ottenere la sospensione dei finanziamenti:

  • L’impresa, al momento dell’inoltro della comunicazione, deve essere in bonis, ossia non deve avere posizioni debitorie classificate come esposizioni deteriorate, ripartite nelle categorie sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. In particolare, non deve avere rate scadute (ossia non pagate o pagate solo parzialmente) da più di 90 giorni.
  • Dato che l’epidemia da COVID-19 è formalmente riconosciuta come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia, anche le misure previste nel Decreto legge “Cura Italia” non vengono considerate come misure di forbearance (tolleranza) nell’accezione utilizzata della Autorità di vigilanza europee e quindi può ricorrere alla moratoria anche l’impresa che comunque è in bonis anche se ha già ottenuto misure di sospensione o ristrutturazione dello stesso finanziamento nell’arco dei 24 mesi precedenti.

Come ottenere la sospensione:

  • È necessario inviare alla banca/intermediario la comunicazione di volersi avvalere della moratoria prevista dall’art. 56 del Decreto legge “Cura Italia”.
  • Tutte le banche, intermediari finanziari vigilati e altri soggetti abilitati alla concessione del credito in Italia devono accettare le comunicazioni di moratoria, se ovviamente le stesse comunicazioni rispettano i requisiti previsti dal Decreto legge “Cura Italia”.
  • Le comunicazioni possono essere presentate dalle imprese dall’entrata in vigore del Decreto legge “Cura Italia”, cioè dal 17 marzo 2020.
  • La comunicazione può essere inviata da parte dell’impresa anche via PEC, ovvero attraverso altri meccanismi che consentano di tenere traccia della comunicazione con data certa.
  • È opportuno che l’impresa comunque contatti la banca o l’intermediario finanziario per valutare le opzioni migliori, tenuto conto che nel Decreto legge “Cura Italia” e nel Decreto Legge n. 23 dell’8.4.2020 sono previste anche altre importanti misure a favore delle imprese, ad esempio quelle che prevedono l’intervento del Fondo di garanzia PMI. Le banche possono inoltre offrire ulteriori forme di moratoria, ad esempio quelle previste dall’apposito accordo tra l’Abi e le rappresentanze di impresa, ampliato e rafforzato il 6 marzo scorso.
  • Nella comunicazione l’impresa deve tra l’altro autodichiarare:
    • il finanziamento per il quale si presenta la comunicazione di moratoria;
    • “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza della diffusione dell’epidemia da COVID-19”;
    • di soddisfare i requisiti per la qualifica di microimpresa, piccola o media impresa;
    • di essere consapevole delle conseguenze civili e penali in caso di dichiarazioni mendaci ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000.
  • Nel caso in cui il finanziamento sia assistito da agevolazioni pubbliche la banca o l’intermediario finanziario trascorsi 15 gg dalla comunicazione all’ente agevolatore può procedere senza ulteriori formalità alla sospensione del finanziamento, secondo il principio del silenzio assenso.

Come avviene il rimborso delle rate sospese:

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito che in caso di sospensione della sola quota capitale della rata, si determina la traslazione in avanti del piano di ammortamento per un periodo pari alla sospensione accordata. Gli interessi sul capitale ancora da rimborsare sono corrisposti alle scadenze originarie. Nel caso di sospensione dell’intera rata (quota capitale e quota interessi), si determina lo spostamento del piano di ammortamento per un periodo pari alla sospensione accordata. Gli interessi che maturano durante il periodo della sospensione sono calcolati sul capitale residuo al tasso di interesse del contratto di finanziamento originario. L’ammontare corrispondente a tali interessi sarà ripartito in quote nel corso dell’ammortamento residuo.

La normativa prevede espressamente l’assenza di nuovi e maggiori oneri per entrambe le parti, le imprese e le banche.

Il soggetto finanziato può rinunciare in qualsiasi momento alla sospensione (sia della quota capitale, sia dell’intera rata) previa specifica comunicazione alla banca/intermediario e riprendere il pagamento delle rate.

Sospensione del mutuo “prima casa”:

I lavoratori dipendenti in cassa integrazione per un periodo di almeno 30 giorni, i lavoratori autonomi e i professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019 possono accedere, ai sensi dell’art. 54 del Decreto Legge “Cura Italia”, al Fondo di Solidarietà (il cd fondo Gasparrini) che permette ai titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi. Non è più richiesta la presentazione dell’ISEE ed è possibile beneficiarne anche se si è già fruito della sospensione, purché il mutuo sia in regolare ammortamento da almeno 3 mesi.

E’ stato previsto altresì che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano durante la sospensione.

L’art. 12 del Decreto Legge n. 23 dell’8.4.2020 ha chiarito che nell’ambito della nozione di lavoratori autonomi che possono avere accesso al Fondo solidarietà mutui “prima casa”, cd. “Fondo Gasparrini”, secondo la disciplina transitoria di cui all’art. 54 del D.L. n. 18 del 2020, rientrano anche le ditte individuali e gli artigiani.

Si prevede inoltre che i benefici del fondo si applicano, per un periodo di nove mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, anche ai mutui in ammortamento da meno di un anno.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiarito che nell’ambito della sospensione, possono essere ricomprese sia le rate a scadere successivamente alla data di presentazione della domanda, sia le rate scadute e non pagate antecedentemente a tale data, purché il ritardo nei pagamenti non sia superiore a 90 giorni consecutivi.

La sospensione dei finanziamenti non incide automaticamente sulla qualifica della qualità del credito

In conclusione, vogliamo segnalare come ci è pervenuta notizia che alcuni istituti di credito stiano veicolando verbalmente il messaggio che l’utilizzo della sospensione dei finanziamenti potrà avere conseguenze sul rating personale. Tale informazione è a nostro parere del tutto illegittima e dovrà essere denunciata e impugnata in caso di applicazione.

Come chiarito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, infatti, la moratoria di cui all’art. 56 è neutrale rispetto alle qualificazioni degli intermediari sulla qualità del credito, nel senso che non determina un automatico cambiamento della classificazione per qualità creditizia delle esposizioni oggetto delle operazioni di moratoria.

Sperando di avervi fornito indicazioni utili, rimaniamo a disposizione per maggiori informazioni e per l’assistenza nel dialogo con la banca e nella preparazione della comunicazione di sospensione.