Carissimi,

con questa sesta comunicazione continuiamo a fornirvi indicazioni utili per la gestione della nuova situazione legata al COVID-19, con alcune primissime indicazioni sul tanto atteso DPCM 22 marzo 2020 che dispone misure ancora più restrittive sospendendo tutte le attività non ritenute essenziali.

Va registrato che, rispetto alle dichiarazioni espresse nel collegamento video del Presidente del Consiglio dei Ministri di sabato notte, il decreto ha evidentemente accolto alcune delle indicazioni fornite da Confindustria e pubblicate domenica stessa sui giornali.

In merito poi al contenuto del provvedimento va detto che sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali non previste nel lungo elenco di cui all’allegato n.1 che vede tra le altre le seguenti attività (ammesse):

– industrie alimentari e delle bevande;

– fabbricazioni di varia natura dal tessile alla carta, da prodotti chimici, petroliferi a materie plastiche e prodotti farmaceutiche, da prodotti in metallo a costruzione di macchinari vari, da computer ad altre apparecchiature elettriche;

– forniture dei servizi di elettricità, gas e acqua e della raccolta di rifiuti e gestione delle reti fognarie;

– commercio all’ingrosso di varie merci;

– trasporto terrestre, aereo e marittimo;

– magazzinaggio e servizi postali e di corriere;

– noleggio autovetture, macchinari e mezzi trasporto marittimo aereo e fluviale;

– ingegneria civile;

– installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione;

– attività di call center;

– attività di vigilanza e di pulizie e disinfestazione;

– attività di riparazione e manutenzione di computer e altre apparecchiature elettroniche;

– attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali;

– coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali.

Quindi le attività di cui non si decreta la sospensione e la cui continuazione è ammessa vengono specificamente indicate nell’elenco di cui all’allegato n. 1 e vengono contraddistinte ognuna con un Codice ATECO.

Una domanda interessante che già si è posta tra i datori di lavoro nella convulsa domenica seguita alla diretta facebook del Presidente del Consiglio è come comportarsi nel caso in cui si svolga l’attività consentita dal decreto senza avere un Codice ATECO, per mancanza ad esempio di iscrizione alla Camera di Commercio?

A questa domanda non vi è ancora una risposta ufficiale e, dunque, possiamo provare a condividere un ragionamento giuridico e di buon senso.

Come è noto, la classificazione delle attività economiche ATECO è una tipologia di classificazione adottata dall’Istituto nazionale di statistica italiano per le rilevazioni statistiche nazionali di carattere economico e, pertanto, tale codice appare essere finalizzato non a determinare in via esclusiva l’esercizio di una attività ma semplicemente di censire dei soggetti economici e acquisire dei dati.

È evidente allora, a giudizio di chi scrive, che molto difficilmente potrà prevalere un criterio interpretativo formale legato al possesso del codice previsto dalla norma rispetto ad un criterio sostanziale legato all’appartenenza di una medesima tipologia di attività espletata rispetto a quelle presenti nell’elenco.

A tale proposito sicuramente giungeranno nei prossimi giorni delle precisazioni da parte del Governo al momento, nel decreto è soltanto previsto che detto elenco potrà essere modificato con apposito Decreto del MISE sentito il MEF.

Una importante annotazione, però, ci sentiamo subito di farla: tra la poca chiarezza che ha accompagnato il decreto in esame e che interessa anche alcune parti del lungo elenco di cui allegato n. 1 una cosa emerge con chiarezza, ossia che le attività dei cantieri edili vengono sospese a meno che si tratti di cantieri di ingegneria civile o per l’installazione o manutenzione di impiantistica.

In realtà poi è interessante notare come, al di là dell’analisi delle attività sospese o delle molte attività ancora consentite – che ognuno potrà verificare confrontando il proprio Codice ATECO con quelli inseriti nell’elenco – il decreto abbia previsto che, per porre in essere le opportune attività preparatorie alla chiusura, si possano completare le attività necessarie alla sospensione entro il termine di 3 giorni ovvero sino a mercoledì 25 marzo p.v. e questo anche per quanto riguarda la spedizione della merce in giacenza. Questa era una delle istanze presentate da Confindustria e richiesta da molti datori di lavoro che nel corso della giornata di domenica (22 marzo) si chiedevano come avrebbero fatto a chiudere da un momento all’altro.

Il decreto prevede, altresì, che le attività sospese possono comunque proseguire se organizzate sotto forma di lavoro agile o a distanza.

Il decreto ha chiarito, inoltre, che è consentito il prosieguo delle attività che seppur non inserite nell’allegato siano funzionali ad una di quelle dell’elenco oppure ad alcuno dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali.

La prosecuzione di dette attività, però, potrà avvenire attraverso una procedura che prevede l’invio di una comunicazione al Prefetto del luogo ove si svolge l’attività, il quale potrà sospendere detta attività nel caso non ne sussistano i requisiti; fino all’adozione dell’eventuale sospensione però l’attività in questione sarà legittimata a proseguire solo sulla base della comunicazione. È importante, dunque, che anche quando si tratti di situazioni dubbie si proceda comunque alla comunicazione poiché proseguire l’attività senza informarne il Prefetto fa venir meno – a prescindere dalla natura essenziale o meno della stessa – la legittimità a proseguirla e fa incorrere l’interessato, quantomeno, nella violazione dell’ordine dell’autorità ex art. 650 c.p.

Con la stessa procedura di comunicazione al Prefetto possono proseguire anche le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o il pericolo di incidenti. Anche in questo caso fintanto che il Prefetto non sospenda eventualmente l’attività questa va considerata legittima. Non rientra in questa procedura l’attività dei predetti impianti finalizzata ad erogare un servizio pubblico essenziale.

Sono infine consentite le attività di produzione trasporto e commercializzazione di farmaci, dispositivi sanitari e medico chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari.

Sono anche consentite le attività professionali purché rispettino le disposizioni del DPCM 11 marzo 2020 ovvero la preferenza di organizzazione di lavoro agile, la chiusura delle aree di attività non necessarie, l’adozione dei protocolli di sicurezza anti contagio e la distanza interpersonale di un metro e la sanificazione dei luoghi di lavoro (v. art. 1 n. 7 DPCM 11.3.2020).

Sono altresì consentite le attività di aerospazio e difesa nonché quelle strategiche per l’economia nazionale previa autorizzazione prefettizia.

Interessante sottolineare la previsione secondo cui il Prefetto che riceve le su indicate comunicazioni deve informare delle stesse e dei provvedimenti assunti il Presidente della Regione o della Provincia autonoma, il Ministro dell’Interno, il Ministro dello Sviluppo Economico, il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali e le Forze di Polizia. La finalità di questa disposizione pare volta, da un lato, a favorire i controlli sul campo e, dall’altro, a garantire un adeguato flusso di informazioni tra le istituzioni indicate.

Viene, infine, legittimato da una fonte normativa il tanto discusso Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro stipulato tra le parti sociali il 14 marzo u.s. Infatti il comma 3 dell’art.1 del decreto in esame dispone che le imprese che proseguono la loro attività dovranno rispettarne i contenuti.

Il decreto dispone anche la chiusura dei musei ed altri istituti di cultura e vieta alle persone fisiche di spostarsi, con mezzi pubblici o privati, dal comune ove si trovano ad altro comune se non per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza e per motivi di salute.

Viene revocata, altresì, la disposizione che legittimava i cittadini di far ritorno al proprio domicilio, abitazione o residenza.

L’entrata in vigore del DPCM è immediata a partire da lunedì 23 marzo sino al 3 aprile 2020 e rimangono in vigore anche le disposizioni emesse con i precedenti provvedimenti governativi.

Sulla durata dell’efficacia delle disposizioni di questo DPCM 22 marzo 2020 ci si permetta di prevedere un probabile prolungamento e una probabile riduzione delle attività consentite infatti se si permette alle imprese di portare a termine le attività di sospensione della loro attività – come detto – sino al 25 marzo non avrebbe senso pensare poi ad una sospensione effettiva della stessa di solo 9 giorni; inoltre, dalla lettura del decreto e soprattutto scorrendo il lunghissimo elenco di attività in allegato, appare evidente che la chiusura totale delle attività, che da molte parti si invocava, non sembra davvero essere stata realizzata e su questo probabilmente il Governo dovrà ancora provvedere.

Cordialmente