Comunicazione n° 7

Carissimi,

 

facendo seguito alla nostra Comunicazione n. 3 sul tema, continuiamo a fornirvi indicazioni utili approfondendo quanto previsto dal D.L. del 17 marzo 2020 n. 18 c.d. Decreto “Cura Italia” in materia di ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento previste per fronteggiare l’espandersi della pandemia.

Appare evidente che le numerose restrizioni alle attività commerciali/imprenditoriali ed alla circolazione delle persone, disposte dalle misure d’urgenza susseguitesi, incidono fortemente sulla capacità delle aziende di svolgere regolarmente la propria attività esponendole al rischio di ritardi nella fornitura di beni e nell’erogazione di servizi, o addirittura, al rischio di inadempimenti contrattuali.

Tra queste misure devono citarsi il DPCM del 22 marzo 2020 e il Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 25 marzo 2020 che in maniera eclatante hanno disposto la sospensione di tutte le attività produttive, tranne quelle che assicurano servizi ritenuti essenziali (es. coltivazioni agricole, industrie alimentari ma anche ingegneria civile con esclusione per la stessa dei codici 42.91, 42.99.09 e 42.99.10), recependo il Protocollo tra le parti sociali del 14 marzo scorso sull’adozione delle misure di sicurezza sanitaria nei luoghi di lavoro.

A causa di tali ultimi decreti, dunque, molte aziende si sono viste costrette a sospendere tutta o parte della propria attività perché non rientrante tra quelle ritenute essenziali o funzionali dal predetto decreto ovvero perché impossibilitate a garantire l’applicazione delle misure di sicurezza sanitaria disposte dal Protocollo sopra richiamato.

Questa situazione quindi sta creando alle aziende, costrette a sospendere o a rallentare la propria attività, il concreto problema di come gestire i rapporti contrattuali in essere al fine di evitare responsabilità da ritardo o inadempimento.

 

L’art. 91 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020

Sulla specifica questione è intervenuto in soccorso delle imprese proprio il Decreto “Cura Italia” con l’art. 91 che stabilisce che la necessità di rispettare le previste misure di contenimento del Covid-19 deve essere sempre valutata al fine di escludere la responsabilità del debitore, sia con riguardo al risarcimento del danno, sia in tema di applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.

Sulla base di tale norma quindi le imprese, in caso di ritardi o omessi adempimenti in questo periodo, al fine di escludere la propria responsabilità, potranno invocare l’impossibilità della prestazione dovuta alla necessità di rispettare le previste misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica, a prescindere dalle condizioni contrattuali in essere, comprese eventuali penali o decadenze che rimarranno quindi non applicabili.

Deve tuttavia sottolinearsi che l’art. 91 non prevede un rimedio risolutivo in quanto non esclude de plano la responsabilità per ritardato o omesso adempimento.

Tale norma infatti impone solo di tenere conto della particolare situazione di restrizioni valutando caso per caso la sussistenza della necessità di rispettare le misure di contenimento e che tale necessità abbia effettivamente determinato l’impossibilità o il ritardo nell’inadempimento.

Dunque spetterà al debitore l’onere di dimostrare che l’impossibilità anche solo temporanea di adempiere all’obbligazione sia dovuta alla necessità di rispettare le misure di contenimento previste dal decreto e quindi sia a lui non imputabile.

L’art. 91 del Decreto “Cura Italia” non appare dunque aggiungere nulla di nuovo a quanto già previsto in via generale dall’art. 1256 c.c., secondo il quale l’obbligazione si estingue quando, per causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile, mentre se tale impossibilità è solo temporanea, il debitore, nelle more della stessa, non è responsabile del ritardo nell’adempimento.

Nel caso di impossibilità assoluta di adempiere alla prestazione per causa non imputabile al debitore ma dovuta alla necessità di rispettare le norme di contenimento   il contratto tra le parti può essere risolto (art. 1463 c.c.), e la parte che non abbia fornito la prestazione non ha diritto al corrispettivo, ed è anzi tenuta a restituirlo.

Nell’ipotesi, invece, di impossibilità temporanea non imputabile dovuta alle norme di contenimento, finché essa perdura, non sussiste la responsabilità di chi doveva eseguire la prestazione e, cessata la suddetta impossibilità, quest’ultimo dovrà eseguire la prestazione, salvo eventualmente far valere ulteriori ragioni, per esempio sotto il profilo dell’eccessiva onerosità sopravvenuta.

Ad esempio, l’attuale situazione in alcuni casi potrà rendere la prestazione di una delle parti eccessivamente onerosa, cioè non più adeguatamente remunerata dalla prestazione dell’altra parte. In tal caso, potrà essere possibile, valutati i presupposti, chiedere la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1467 c.c. facendo salve le prestazioni già eseguite (art. 1458 c.c.).

In ogni caso, è obbligo dell’impresa agire in buona fede e secondo correttezza nell’esecuzione del contratto altrimenti la violazione di tale obbligo potrebbe dare luogo a responsabilità contrattuale e precontrattuale.

Quindi, nella presente situazione di emergenza, si consiglia alle imprese di mettere in campo le seguenti misure al fine di non incorrere nella responsabilità contrattuale o precontrattuale suddetta e di non vedersi eccepito alcun inadempimento, nonché di mantenere aperti i canali di comunicazione garantendo la massima chiarezza.

A tal fine è necessario effettuare una ricognizione dei contratti in essere con clienti e fornitori e conseguentemente:

  • informare la controparte dell’impossibilità di onorare l’obbligo contrattuale nei termini concordati e soprattutto offrire la massima collaborazione per convenire nuovi termini laddove l’impresa preveda di ritardare o non poter effettuare la prestazione pattuita a causa dell’attuale situazione e delle norme restrittive in essere;

 

  • informare la controparte di poter adempiere senza ritardo nel caso in cui invece l’impresa abbia adeguato la propria organizzazione alle disposizioni di contenimento del Covid-19.

 

E’ assolutamente necessario, infine, per i futuri contratti inserire delle clausole che prevedano l’impossibilità di adempiere oltre che per calamità naturale o eventi catastrofici anche per epidemie quali quella in essere, allo scopo di definire in maniera più puntuale i casi di forza maggiore e prevenire così il rischio di controversie.

Sperando di avervi fornito delle utili indicazioni, siamo comunque a vostra disposizione per il necessario ausilio, anche con canali di comunicazione a distanza per audio e video conferenze, oltre che con i nostri abituali contatti email e telefonici.

Cordialmente