Con questa seconda comunicazione continuiamo a fornirvi indicazioni utili per la gestione della nuova situazione legata al COVID-19, anche alla luce del DPCM 11 marzo 2020.

 

  1. Il DPCM 11.3.2020: non tutte le attività sono chiuse

In primo luogo segnaliamo che il DPCM del 11 marzo, presentato ieri nella conferenza stampa del Presidente Conte, prevede una chiusura solo parziale della attività produttive, dal 12 al 25 marzo.

In particolare resteranno chiusi gli esercizi commerciali con delle eccezioni molto rilevanti indicate nell’allegato I al decreto (ed esempio generi alimentari e di prima necessità, edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie), i servizi di ristorazione (con alcune eccezioni), i servizi alla persona (salvo eccezioni indicate nell’allegato II).  Restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi. Delle limitazioni ai servizi di trasporto possono essere decise dai Presidenti delle Regioni e dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Infine, le pubbliche amministrazioni assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di legge,  e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza.

Per quanto riguarda le attività produttive, ed in parte quelle professionali, il decreto integra le norme esistenti con delle specifiche indicazioni, che illustriamo di seguito.

 

Il DPCM 11.3.2020 è consultabile al seguente link:Gazzetta Ufficiale

 

  1. Valutazione del rischio di contagio e protocolli di sicurezza

Ricordiamo che sul datore di lavoro gravano gli obblighi di sicurezza e tutela della salute dei dipendenti e della salubrità degli ambienti di lavoro come previsto dall’art. 2087 c.c. e dal D.Lgs. 81/08 (Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza), da cui deriva l’obbligo di adottare tutte le misure idonee a prevenire sia i rischi insiti all’ambiente di lavoro, sia quelli derivanti da fattori esterni, fra c

ui vi rientra anche il rischio del contagio da COVID-19.

Pertanto è necessario che il datore di lavoro svolga un’approf

ondita valutazione del rischio di contagio all’interno della propria struttura e di tutte le persone che ne fanno parte o frequentano i relativi ambienti (dipendenti, collaboratori, soci, clienti, fornitori, utenti, ecc.) e di conseguenza adotti le necessarie misure organizzative necessarie ad escludere o limitare quanto è possibile tale rischio.

A tal proposito il datore di lavoro dovrà adottare dei protocolli di sicurezza anti-contagio che prevedano almeno:

– rispetto della distanza interpersonale di un metro e, laddove non sia possibile, fornire i necessari strumenti di protezione individuale;

– incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali.

 

  1. Smart working, ferie, spostamenti

Viste le limitazioni negli spostamenti, la necessità di ridurre la possibilità di contatti interpersonali, è fondamentale che il datore di lavoro:

  • Sospenda le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
  • Individui quali lavoratori devono essere necessariamente presenti sui luoghi di lavoro per la continuità dell’attività aziendale e quali invece possono svolgere il proprio lavoro a distanza;
  • Per i lavoratori che DEVONO essere necessariamente presenti sui luoghi di lavoro, si consiglia di informarli dell’obbligo di provare l’esigenza degli spostamenti casa-lavoro o durante le attività lavorative esterne, a mezzo relativa autodichiarazione eventualmente accompagnata da una dichiarazione del datore di lavoro stesso. Ricordiamo che il modello di autodichiarazione è reperibile sul sito del Ministero dell’Interno a questo indirizzo web:

https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/modulo_autodichiarazione_10.3.2020.pdf;

  • Per i lavoratori che NON DEVONO necessariamente essere presenti negli ambienti di lavoro (compresi automezzi o siti esterni), il datore di lavoro può ricorrere a diversi strumenti, fra cui:
  1. favorire la fruizione di periodi di congedo ordinario o di ferie. Sul punto si ricorda che la comunicazione della scelta del periodo di ferie può avvenire con qualsiasi mezzo che consenta al lavoratore di averne conoscenza: ove il lavoratore sia già assente non è quindi necessaria una raccomandata, consigliamo ovviamente di utilizzare delle forme che consentano di provare l’avvenuta comunicazione (p.es. email, area web aziendale riservata, o in mancanza sms o chat on line);
  2. adottare la modalità di lavoro agile (c.d. smart working) disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, in quanto può essere applicata per la durata dello stato di emergenza a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti e con una procedura semplificata on line tramite questo link: https://servizi.lavoro.gov.it/ModalitaSemplificataComunicazioneSmartWorking. IMPORTANTE: ai lavoratori in smart working andrà fornita la formazione e informazione non solo sull’utilizzo dei dispositivi, ma anche sulle condotte da adottare per la protezione dei dati e per la tutela della salute (p.es. postura e pause nell’attività dinanzi ai computer).

IMPORTANTE: la scelta dei lavoratori e delle misure da adottare (ferie, congedo, smart working, ecc.) dovrà rispondere ad esigenze lavorative e di tutela del lavoratore e dell’ambiente di lavoro e non dovrà essere discriminatoria ed arbitraria nei confronti dei propri dipendenti.

 

  1. Tutela di tutte le persone presenti o che frequentano gli ambienti di lavoro

Riteniamo che il datore di lavoro dovrà attenersi alle seguenti indicazioni:

  • informare i lavoratori dell’obbligo di non recarsi al lavoro in presenza dei sintomi legati al COVID-19;
  • in caso di malessere di un lavoratore durante l’attività lavorativa, quest’ultimo dovrà tempestivamente allontanarsi dal posto di lavoro e recarsi presso la propria abitazione comunicando al diretto superiore le cause di tale allontanamento e contattando il proprio medico di famiglia o i numeri di emergenza dedicati (numero di pubblica utilità 1500, numero unico di emergenza 112 oppure il 118 se necessario);
  • in caso di malessere al di fuori della prestazione lavorativa, il lavoratore dovrà restare presso il suo domicilio e dovrà informare tempestivamente il datore di lavoro contatterà telefonicamente il medico di famiglia per attivare le procedure;
  • in entrambi i suddetti casi, il datore di lavoro, qualora vi sia il sospetto che il malessere del lavoratore sia dovuto al contagio da COVID-19, dovrà risalire all’attività del lavoratore nelle ore e nei giorni antecedenti il malessere e procedere alla valutazione del contesto in merito ai potenziali rischi di contagio per le persone della propria organizzazione e nel caso segnalarlo alle autorità competenti;
  • tutto il personale della propria organizzazione deve essere a conoscenza delle norme igieniche previste dalle autorità sanitarie (lavarsi spesso le mani, mantenersi a una distanza di almeno un metro dal proprio interlocutore, non toccarsi occhi, naso e bocca, coprirsi bocca e naso con un fazzoletto in caso di starnuti o tosse ecc.);
  • limitare al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentare l’accesso agli spazi comuni;
  • limitare il più possibile l’accesso agli ambienti di lavoro da parte di utenti, fornitori, clienti, soci e persone esterne, favorendo i contatti con audio o videochiamate a distanza;
  • nei casi in cui l’accesso sia necessario, informare la persona delle misure adottate dall’organizzazione e di quelle previste dalla legge, fornendo nel caso una specifica informativa scritta da far firmare per presa visione. IMPORTANTE: attenzione a non richiedere alla persona o in generale trattare dati personali sanitari o eccedenti e non proporzionati alle necessità, in merito il Garante privacy ha espressamente vietato iniziative “fai da te” nella raccolta dei dati.

Quanto sopra ovviamente non ha pretesa di esaustività  e costituisce il frutto della nostra elaborazione delle norme di legge che regolamentano la materia.

Sperando di avervi fornito delle utili indicazioni, siamo comunque a vostra disposizione per il necessario ausilio in questo periodo emergenziale, anche con canali di comunicazione a distanza per audio e video conferenze, oltre che con i nostri abituali contatti email e telefonici.