Il 6 aprile scorso il Governo e le Parti sociali hanno siglato due importanti accordi: il “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”, che aggiorna e rinnova i precedenti protocolli sottoscritti il 14 marzo e il 24 aprile del 2020, trattato in un precedente articolo che trovate qui; e il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro, di cui invece si tratteranno di seguito i punti fondamentali.

 

Non obbligatorietà del piano e della vaccinazione

Il Protocollo stabilisce che i datori di lavoro “possono manifestare la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2 (Covid-19) nei luoghi di lavoro destinati alla somministrazione in favore delle lavoratrici e dei lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta”.

Dal dato letterale emerge che non vi è alcun obbligo per i datori di lavoro di adottare il piano di vaccinazione aziendale, come non vi è un obbligo per i lavoratori di vaccinarsi.

Pertanto, ad eccezione dei lavoratori del settore sanitario, per i quali il recente Decreto legge 44 del 1 aprile 2021 ha previsto l’obbligo di vaccinazione (sul punto si rimanda all’articolo del collega Daniele Villa che trovate qui), il datore di lavoro non potrà obbligare o sanzionare disciplinarmente i lavoratori che decidono di non aderire al piano vaccinale aziendale. Allo stesso tempo, il datore di lavoro non incorre nella violazione degli obblighi di tutela del lavoratore e della sicurezza sul lavoro se decide di non elaborare un piano vaccinale in azienda.

Discorso differente invece per il citato “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro”, la cui adozione è obbligatoria per il datore di lavoro.

 

La realizzazione del piano vaccinale aziendale

L’iniziativa per la realizzazione del piano vaccinale può essere presa dal datore di lavoro, singolarmente o in forma aggregata, con il supporto del medico competente e delle Associazioni di categoria e con la necessaria partecipazione del Comitato aziendale per l’applicazione del protocollo anti-contagio.

Il piano vaccinale oltre al pieno rispetto dei principi di non discriminazione e di tutela della riservatezza delle lavoratrici e dei lavoratori, dovrà seguire le regole previste nelle “Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro”, oltre alle eventuali indicazioni emanate dalle Regioni e dalle Province Autonome di competenza.

Una volta elaborato, il piano vaccinale con il numero dei lavoratori che hanno aderito dovrà essere proposto all’Azienda Sanitaria di riferimento, che manterrà la supervisione dell’intero processo e provvederà alla distribuzione del vaccino.

La somministrazione del vaccino potrà essere svolta dal medico competente, anche con l’ausilio di personale sanitario adeguatamente formato.

In alternativa alla vaccinazione diretta in azienda, i datori di lavoro possono concludere una specifica convenzione con strutture sanitarie private in possesso dei requisiti per la vaccinazione, con oneri a proprio carico, ad esclusione della fornitura dei vaccini che viene assicurata dai Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti.

Una terza soluzione è prevista per i datori di lavoro che per legge non sono tenuti alla nomina del medico competente ovvero non possano fare ricorso a strutture sanitarie private, che potranno invece avvalersi delle strutture sanitarie dell’INAIL, con oneri a carico di quest’ultima.

Sarà cura poi del medico competente o della stessa struttura che ha curato la somministrazione, provvedere alla registrazione delle vaccinazioni eseguite mediante gli strumenti messi a disposizione dai Servizi Sanitari Regionali.

 

I lavoratori destinatari del vaccino e la tutela della loro riservatezza

Sono destinatari del piano vaccinale tutti coloro che prestano la loro attività in favore dell’azienda, a prescindere dalla tipologia contrattuale, compreso il datore di lavoro.

Come già evidenziato, l’adesione da parte dei lavoratori è volontaria ed è raccolta dal medico competente, o dal personale sanitario opportunamente individuato.

Sarà cura del medico competente, o del personale della struttura sanitaria incaricata, fornire ai lavoratori le adeguate informazioni sui vantaggi e sui rischi connessi alla vaccinazione e sulla specifica tipologia di vaccino, assicurando altresì l’acquisizione del consenso informato del soggetto interessato, il previsto triage preventivo relativo allo stato di salute e la tutela della riservatezza dei dati.

Proprio sulla tutela della riservatezza dei lavoratori è bene ricordare che il Garante per la privacy ha sancito l’impossibilità per il datore di lavoro di chiedere conferma ai propri dipendenti circa l’avvenuta vaccinazione nonché di chiedere al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati. Pertanto, il datore di lavoro dovrà limitarsi a conoscere il numero dei lavoratori disponibili a vaccinarsi per effettuare la comunicazione al servizio sanitario e predisporre le necessarie misure organizzative, mentre sarà riservato al medico competente o agli operatori sanitari incaricati, il trattamento dei dati dei lavoratori, anche ai fini della registrazione dell’avvenuta vaccinazione.

Infine, va precisato che, se la vaccinazione è eseguita in orario di lavoro, il tempo necessario alla medesima è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro.

 

La responsabilità e i costi

Il Protocollo precisa che la vaccinazione effettuata nell’ambiente di lavoro, anche se affidata al medico competente o ad una struttura sanitaria convenzionata con il datore di lavoro, rappresenta un’iniziativa di sanità pubblica, finalizzata alla tutela della salute della collettività e non attiene strettamente alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Pertanto, la responsabilità generale e la supervisione dell’intero processo rimangono in capo al Servizio Sanitario Regionale, per il tramite dell’Azienda Sanitaria di riferimento.

I costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, ivi inclusi i costi per la somministrazione, sono interamente a carico del datore di lavoro, mentre la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite è a carico dei Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti.

 

Conclusioni

Il presente Protocollo rappresenta un’iniziativa di sanità pubblica e nasce dall’intento di creare, sui luoghi di lavoro, un’opportunità aggiuntiva rispetto alle modalità ordinarie previste dal Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/Covid-19.

La creazione di tali punti di vaccinazione “straordinari” potrà di fatto rappresentare un’accelerazione della ripresa dell’attività lavorativa.

Tuttavia, è difficile prevedere la reale portata e gli sviluppi del Protocollo a causa delle diverse incognite, non solo legate alla volontà del datore di lavoro di predisporre il piano vaccinale, viste le regole e disposizioni da rispettare ed i costi a carico a suo carico e all’effettiva adesione dei lavoratori, ma anche alla risposta che si avrà dai Servizi sanitari pubblici, soprattutto sulla messa a disposizione di sufficienti dosi vaccinali.

 

Avv. William Di Cicco

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