Il curatore fallimentare è legittimato all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori della società fallita, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori. Questo il principio di diritto enunciato delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con la sentenza n. 1641 del 10 gennaio 2017.
Nel giudizio di merito, la Corte d’Appello di Milano aveva escluso la legittimazione del curatore del fallimento a proporre l’azione di responsabilità degli amministratori della società fallita per i pagamenti preferenziali di crediti, eseguiti in violazione della par condicio creditorum.
In particolare, secondo i giudici d’appello il pagamento preferenziale di crediti può al limite determinare uno squilibrio fra le posizioni individuali dei singoli creditori, ma non determina un pregiudizio per la massa creditoria nel suo complesso, la quale mantiene, comunque, la medesima consistenza anche in caso di pagamento preferenziale qualunque sia il creditore beneficiato dal pagamento tra quelli aventi diritto a partecipare al concorso.
Il curatore ricorreva quindi per Cassazione che, ritenuta la particolare importanza della questione, rimetteva la decisione alle Sezione Unite.
In particolare, le Sezioni Unite, richiamando precedenti decisioni, hanno innanzitutto evidenziato che secondo la legge fallimentare la legittimità dell’azione del curatore è limitata alle “azioni di massa”, cioè quelle operazioni finalizzate alla ricostruzione del patrimonio del debitore quale garanzia generica e indistinta per i creditori.
Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto errata la decisione della Corte d’Appello evidenziando, come si legge nella sentenza, che il pagamento preferenziale in una situazione di dissesto può comportare un riduzione del patrimonio sociale in misura anche molto superiore a quella che si determinerebbe nel rispetto del principio del pari concorso dei creditori. Pertanto, il curatore risulta essere legittimato a proporre l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita che hanno eseguito pagamenti preferenziali.
Del resto, proseguono le Sezioni Unite, in tema di revocatoria fallimentare, la legge in nessun caso richiede l’accertamento di un’effettiva incidenza dell’atto sul pari concorso dei creditori, sicché è evidente che la funzione dell’azione revocatoria fallimentare è esclusivamente quella di ricondurre al concorso chi se ne sia sottratto, indipendentemente da un’effettiva lesione del pari concorso dei creditori.