Il Decreto del Fare (D.L. 69/2013 convertito in L. 98/2013) ha apportato rilevanti modifiche al T.U. sull’edilizia (D.P.R. 380/2001) con riferimento agli interventi di ristrutturazione con demolizione e ricostruzione senza rispetto della sagoma.
In primo luogo, il Decreto del Fare ha modificato la stessa definizione generale di “ristrutturazione edilizia” contenuta nell’art. 3 del predetto T.U., eliminando il riferimento all’identità di sagoma, con l’effetto che oggi gli interventi di demolizione e ricostruzione dei fabbricati (non vincolati ex D.lgs. 42/2004), con la stessa volumetria di quelli preesistenti ma con sagoma differente, costituiscono semplice “ristrutturazione edilizia” e non nuova costruzione.
Di conseguenza, il medesimo Decreto ha modificato altresì l’art. 10, comma 1 lett. c) del T.U. sull’edilizia che individua quegli interventi di ristrutturazione edilizia c.d. pesante attuabili solo previo rilascio del permesso di costruire o mediante Dia alternativa (ex art. 22, comma 3 D.P.R. 380/2001)  in mancanza dei quali la ristrutturazione comunque realizzata configura il reato di abuso edilizio penalmente sanzionato e previsto dall’art. 44 D.P.R. 380/2001.
Il Decreto del Fare ha quindi modificato l’art. 10 comma 1 lett. c) succitato eliminando anche in tale disposizione (in relazione agli edifici non vincolati) il riferimento alla modifica della sagoma.
Grazie alle predette novità legislative, dunque, gli interventi di ristrutturazione edilizia che prevedono alterazioni della sagoma dell’edificio sono assoggettati a semplice Scia (segnalazione certificata inizio attività) e non più al permesso di costruire o Dia alternativa sempre ovviamente che la ristrutturazione non comporti altresì una modifica anche di uno solo dei seguenti parametri: volume, prospetti o  superfici dell’edificio e non siano aumentate le unità immobiliari, poiché in tali casi è sempre richiesto il previo rilascio del permesso di costruire o la Dia alternativa.