DECRETO-LEGGE 28 ottobre 2020, n. 137 (cd Decreto Ristori)

Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 (GU Serie Generale n.269 del 28-10-2020) – Vigente dal 19-10-2020

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DECRETO-LEGGE 9 novembre 2020, n. 149 (cd Decreto Ristori-Bis)

Ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 (GU Serie Generale n.269 del 28-10-2020) – Vigente dal 19-10-2020

 

INDICE

  1. Contributi a fondo perduto

  2. Credito d’imposta per i canoni di locazione commerciale e affitto d’azienda

  3. Seconda rata IMU

  4. Cassa integrazione

  5. Divieto di licenziamento

  6. Sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali assistenziali ed assicurativi ed esonero per la filiera agricola

  7. Scuole e misure per la famiglia

  8. Fondo straordinario per il sostegno degli enti del Terzo settore

  9. Le altre misure (rinvio)

 

1. Contributi a fondo perduto (artt. 1 e 7 Ristori e artt. 1 e 2 Ristori bis)

È riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore delle imprese e degli operatori che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita IVA attiva e svolgono quale attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1 del decreto Ristori, successivamente sostituito e aggiornato dall’allegato 1 del decreto Ristori-bis.

Fra le attività interessate vi rientrano quelle rientranti nei settori

  • trasporti terrestri (taxi, noleggio con conducente ecc.);
  • ricezione (alberghi, ostelli, rifugi, affittacamere, campeggi, ecc);
  • somministrazione di alimenti (ristoranti, gelaterie, pasticcerie, bar, ecc.);
  • culturale e artistica (cinema,  musei, teatri, sale concerti, ecc.);
  • sportiva (gestione stadi, piscine, impianti e club sportivi, palestre, ecc.).

Il contributo a fondo perduto spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 (si fa riferimento alla data di cessione di beni o di prestazione dei servizi).

Per chi ha attivato la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza dei requisiti di fatturato.

Il contributo è erogato previa presentazione della domanda per quelle attività che non hanno usufruito dei precedenti contributi, mentre è prevista l’erogazione automatica sul conto corrente, entro il 15 novembre, per chi aveva già fatto domanda in precedenza sulla base del c.d. decreto Rilancio (decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34).

L’importo del beneficio varierà dal 100% al 400% di quanto previsto in precedenza, e comunque per un importo massimo di 150.000 euro, in funzione del settore di attività dell’esercizio.

L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato dalla percentuale prevista dal citato allegato 1, per ogni attività economica e tale percentuale si applicherà:

  1. all’ammontare del contributo a fondo perduto previsto dal c.d. decreto Rilancio, per chi ne ha già beneficiato, ovvero;
  2. al valore calcolato sulla base dei dati trasmessi e dei criteri stabiliti dal citato decreto Rilancio.

Inoltre, il decreto Ristori-bis ha allargato la platea dei beneficiari comprendendo anche:

  1. le gelaterie e pasticcerie, anche ambulanti, bar e altri esercizi simili senza cucina e alberghi, situati nelle aree di elevata o massima gravità e con un livello di rischio alto (regioni e province Rosse e Arancioni), con un contributo a fondo perduto aumentato di un ulteriore 50 per cento rispetto alla quota indicata nell’Allegato 1;
  2. gli operatori situati nei centri commerciali e gli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande, interessati dalle nuove misure restrittive del DPCM del 3 novembre 2020, con contributo riconosciuto nell’anno 2021;
  3. le imprese e gli operatori situati nelle aree di massima gravità e con un livello di rischio alto (regioni e province Rosse) che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita IVA attiva e svolgono quale attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’Allegato 2 del decreto Ristori-bis

Sono infine previsti dei contributi a fondo perduto a favore delle imprese operanti nelle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

 

2. Credito d’imposta per i canoni di locazione commerciale e affitto d’azienda (art. 8 Ristori e art. 4 Ristori bis)

I decreti Ristoro e Ristoro-bis, riprendendo quanto già stabilito dal nel decreto Rilancio, hanno previsto un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda per i mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Tale beneficio è erogato indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente e si applica:

  1. alle imprese operanti nei settori riportati nella tabella di cui all’Allegato 1 del decreto Ristori, così come sostituito e aggiornato dall’allegato 1 del decreto Ristori-bis;

alle imprese operanti nei settori riportati nell’Allegato 2 del decreto Ristori-bis, nonché alle imprese che svolgono le attività di cui ai codici ATECO 79.1, 79.11 e 79.12 (agenzie di viaggio e tour operator) che hanno la sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto  (regioni e province Rosse).

 

3. Seconda rata IMU (art. 9 Ristori e art. 5 Ristori bis)

I due decreti prevedono che non sia dovuta, per l’anno 2020, la seconda rata dell’IMU concernente gli immobili e le relative pertinenze in cui si esercitano le attività  indicate nella tabella di cui all’allegato 1 al decreto Ristori, così come sostituito e aggiornato dall’allegato 1 del decreto Ristori-bis, nonché le attività indicate nell’Allegato 2 del decreto Ristori-bis se ubicati nelle zone rosse. In entrambi i casi a cancellazione della rata è condizionata a che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.

 

4. Cassa integrazione (art. 12 Ristori e art. 12 Ristori bis)

Il decreto Ristori prevede che i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 possono presentare domanda di concessione dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario e Cassa integrazione in deroga per una durata massima di sei settimane collocate nel periodo ricompreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021.

Va precisato che nel periodo massimo di sei settimane sono da computare anche i periodi di integrazione salariale precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (c.d decreto agosto), convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre 2020.

Le sei settimane di integrazione salariale sono riconosciute:

  • ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato l’ulteriore periodo di nove settimane di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, decorso il periodo autorizzato;
  • ai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive al fine di fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.

I datori di lavoro che presentano domanda per periodi di integrazione relativi alle sei settimane, devono versare un contributo addizionale del 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, se hanno avuto una riduzione del fatturato aziendale del primo semestre 2020 inferiore al 20% rispetto al corrispondente semestre del 2019. Se non vi è stata alcuna riduzione del fatturato, il contributo addizionale è pari al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Nessun contributo addizionale è invece dovuto dai datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%, dai datori di lavoro che hanno avviato l’attività di impresa successivamente al primo gennaio 2019, e dai datori di lavoro appartenenti ai settori interessati dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre 2020 che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche e produttive.

I trattamenti di integrazione salariale sono riconosciuti anche in favore dei lavoratori in forza al 19-10-2020, data di entrata in vigore del decreto Ristori bis.

Le domande devono essere inoltrate all’Inps, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, il termine di decadenza è fissato entro la fine del mese di novembre 2020.

Inoltre, il decreto Ristori bis ha prorogato al 15 novembre 2020 i termini per l’invio delle domande di integrazione salariale previsti dal decreto Cura Italia che si collocano tra il 1° e il 30 settembre 2020.

 

5. Divieto di licenziamento (art. 12 Ristori)

Fino al 31 gennaio 2021 è fatto divieto ai datori di lavoro di procedere ai licenziamenti collettivi e restano sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto.

Fino alla stessa data resta, altresì, preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, di procedere ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

I suddetti divieti e sospensioni, non si applicano nelle ipotesi di:

  1. licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, purché non si configuri un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa;
  2. accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo,;

fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

 

6. Sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali assistenziali ed assicurativi (art. 13 Ristori e art. 11 Ristori bis) ed esonero per la filiera agricola (art. 16 Ristori e art. 21 Ristori bis) 

E’ prevista la sospensione dei termini versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dovuti per la competenza del mese di novembre 2020, per i datori di lavoro che svolgono come attività prevalente una di quelle di cui all’allegato 1 al decreto Ristori; il pagamento potrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o in quattro rate a partire da tale data. Il Decreto Ristori bis a sua volta prevede la sospensione dei versamenti contributivi dovuti nel mese di novembre 2020 (ma non anche dei premi INAIL) anche ai datori di lavoro privati appartenenti ai settori individuati nell’allegato 1 di tale decreto, nonché ai datori di lavoro privati ubicati nelle zone rosse ed appartenenti ai settori individuati nell’Allegato 2 del decreto Ristori bis.

I due decreti prevedono inoltre l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali relativi ai mesi di novembre e dicembre 2020 in favore delle aziende delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura, comprese quelle produttrici di vino e birra.

 

7. Scuole e misure per la famiglia (art. 22 Ristori e 13 e 14 Ristori bis) 

Il decreto Ristori amplia la possibilità di ricorso allo smart working o in alternativa al congedo straordinario per i genitori, innalzando il limite di età dei figli. In base alla nuova norma il genitore lavoratore dipendente ha tale diritto quando il figlio convivente sottoposto alla quarantena sia minore di anni sedici (e non più di quattordici). Tale diritto, inoltre, sussiste anche nell’ipotesi in cui sia stata comunque disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza. Nel caso di figli di età compresa fra 14 e 16 anni, ai genitori che si astengono dal lavoro non spetta tuttavia retribuzione o indennità né il riconoscimento di contribuzione figurativa; essi beneficiano tuttavia del divieto di licenziamento e del diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Con riferimento alle zone rosse, il decreto Ristori bis prevede:

  • la facoltà di astenersi dal lavoro, per l’intera durata della sospensione dell’attività didattica in presenza, in favore dei genitori di alunni per i quali sia stata disposta la chiusura delle scuole secondarie di primo grado, a condizione che  la prestazione lavorativa non possa essere svolta in smart working, con riconoscimento di indennità nonché la copertura della contribuzione figurativa.
  • Il diritto dei genitori lavoratori a fruire di uno o più bonus baby sitter nel limite massimo complessivo di € 1000, laddove siano state chiuse le scuole secondarie di primo grado.

Il congedo ed il bonus sono riconosciuti anche in presenza di figli con disabilità in situazione di gravità accertata, iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, per i quali sia stata disposta la chiusura dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre e del 3 novembre 2020.

 

8. Fondo straordinario per il sostegno degli enti del Terzo settore (Art. 15 Ristori bis)

Al fine di far fronte alla crisi economica degli enti del Terzo settore, causata dalle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’art. 15 del decreto Ristori bis ha previsto l’istituzione di un fondo straordinario di 70 milioni di euro per l’anno 2021, per interventi in favore delle organizzazioni di volontariato (OdV), delle associazioni di promozione sociale (APS) e delle delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), iscritte nei rispettivi registri regionali o provinciali.

La ripartizione dei benefici sarà stabilita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Va precisato che tale contributo non è cumulabile con i contributi a fondo perduto sopra indicati.

 

9. Le altre misure (rinvio)

Nel rinviare alla lettura dei due decreti, segnaliamo che essi prevedono altre misure tra cui evidenziamo, con specifico riferimento al mondo delle imprese e del lavoro, le seguenti.

Nuova indennità per i lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo (1.000 euro).

Estensione del Reddito di emergenza per altre due mensilità a favore di coloro che ne avevano già diritto e a chi nel mese di settembre ha avuto un valore del reddito familiare inferiore all’importo del beneficio.

Ulteriore indennità per i lavoratori del settore sportivo. L’importo è aumentato da 600 a 800 euro.

Estensione della proroga al 30 aprile 2021 del termine di versamento della seconda o unica rata dell’acconto delle imposte sui redditi e dell’Irap per i contribuenti ISA e i forfettari, svincolando la stessa dalla diminuzione del fatturato o dei corrispettivi, nei confronti dei soggetti ISA, sempreché siano operanti nei settori economici indicati dal Decreto Ristori bis.

Sospensione dei versamenti tributari con scadenza al novembre 2020 (IVA, ritenute e trattenute alla fonte) per le attività economiche indicate  dal Decreto Ristori bis.