Il 6 aprile scorso è stato sottoscritto dal Governo e dalle Parti sociali il Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro, che aggiorna e rinnova i precedenti protocolli sottoscritti il 14 marzo e il 24 aprile del 2020.

Nella stessa data è stato sottoscritto altresì il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro”, che merita un approfondimento in un separato articolo.

Il Protocollo di aggiornamento, come vedremo, conferma e ribadisce molte delle misure previste dai precedenti protocolli, ma nello stesso tempo introduce alcune novità e chiarimenti a cui il datore di lavoro deve prestare la massima attenzione.

 

Gli obblighi per il datore di lavoro

L’importanza delle disposizioni e delle misure previsti dal Governo e dalla Parti sociali sono ben sintetizzate già nella premessa del Protocollo, dove si ribadisce che “La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”.

Ma al di là dell’importanza delle misure previste, è legittimo chiedersi se vi è l’obbligo di adottare all’interno dell’azienda il Protocollo recentemente approvato.

A tale domanda si ritiene di rispondere in modo positivo, in quanto l’art. 29-bis del decreto-legge n. 23 del 2020 (c.d. Decreto Liquidità) stabilisce che i datori di lavoro adempiono all’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità dei lavoratori, previsto dall’art. 2087 del Codice civile, adottando le prescrizioni contenute nel protocollo condiviso del 24 aprile 2020, e successive modificazioni e integrazioni. Ebbene, come evidenziato espressamente nel testo, il recente Protocollo rappresenta un aggiornamento dei precedenti protocolli, così di fatto assumendone la stessa natura vincolante di questi ultimi.

Pertanto, l’adozione del presente Protocollo del 6 aprile si inserisce a tutti gli effetti negli obblighi di sicurezza previsti dall’art. 2087 c.c.

Sul punto, è bene sottolineare che non è sufficiente la pedissequa adozione del Protocollo in oggetto, ma dovranno affiancarsi tutte le necessarie procedure per rendere effettive le disposizioni e le misure ivi contenute, a cominciare da una adeguata formazione e informazione ai dipendenti, a cui si aggiungono quelle previste dagli eventuali protocolli specifici del proprio settore (si pensi per esempio a quelli emanati nel settore dell’edilizia, del trasporto e della logistica).

Il Protocollo, invece, non interviene sulla questione dell’eventuale rifiuto dei dipendenti di vaccinarsi e delle relative conseguenze, su cui è invece intervenuto, almeno per il settore sanitario, il recente Decreto legge 44 del 1 aprile 2021, trattato nell’articolo del collega Daniele Villa che trovate qui.

 

Organizzazione aziendale e ammortizzatori sociali

Il Protocollo ribadisce l’obbligo per il datore di lavoro di procedere ad una organizzazione aziendale idonea a limitare le occasioni di contagio, nel rispetto di quanto previsto dai CCNL e in intesa con le rappresentanze sindacali aziendali.

In merito, il lavoro agile (c.d. smart working) e da remoto, qualora possibile, continua ad essere la misura da favorire, in quanto ritenuto uno strumento utile e modulabile di prevenzione del contagio, purché il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività. In mancanza o in affiancamento al lavoro agile, andrà prevista la chiusura dei reparti non necessari alla produzione e un piano di turnazione dei lavoratori.

Sul ricorso agli ammortizzatori sociali, anche in deroga, il Protocollo ribadisce la necessità di assicurare, per quanto possibile, che gli stessi coinvolgano l’intera compagine aziendale, se del caso anche con opportune rotazioni del personale coinvolto, per evitare potenziali discriminazioni. Si dovrà comunque prediligere il ricorso agli ammortizzatori sociali che consentono l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione, pur nel rispetto degli istituti contrattuali (par, rol, banca ore) e, solo nel caso in cui l’utilizzo di tali istituti non risulti sufficiente, l’utilizzo di periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti.

 

Riammissione del lavoratore contagiato

Fra le novità introdotte vi sono le regole da seguire per poter riammettere il lavoratore dopo l’infezione da virus SARS-CoV-2/COVID-19, in quanto si specifica che i lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario (art. 2). Inoltre, si chiarisce che per la riammissione dei lavoratori già risultati positivi al tampone con ricovero ospedaliero, è necessaria la visita medica del medico competente al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia” (art. 12). Si tratta di un’importante novità che differisce dalla disciplina ordinaria (articolo 41, comma 2, lett. e-ter del d.lgs. n. 81/2008), che prevede la visita medica alla ripresa del lavoro solo se l’assenza per motivi di salute è stata superiore ai sessanta giorni continuativi.

 

Trasferte, viaggi di lavoro e formazione

In tema di trasferte e viaggi di lavoro si registra una parziale apertura, in quanto decade il divieto assoluto previsto dai precedenti protocolli, sebbene si preveda in capo al datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), la decisione sull’opportunità di tali spostamenti, sulla base del contesto in cui avranno luogo e dell’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione.

Altra novità attiene agli eventi formativi, in quanto il Protocollo consente la formazione in azienda in materia di protezione civile, salute e sicurezza, nell’ambito di tirocini, stage e attività di laboratorio, Si conferma comunque la possibilità di effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in lavoro agile e da remoto.

 

Conclusioni

Il Protocollo siglato dal Governo e dalle Parti sociali del 6 aprile 2021 rappresenta l’aggiornamento e l’integrazione dei precedenti protocolli e, per gli effetti del richiamo normativo, risulta immediatamente vincolante per tutti i datori di lavoro.

La mancata adozione rappresenta una violazione degli obblighi del datore di lavoro di tutela dei lavoratori e della sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro previsti dall’art. 2087 c.c. e dal D.lgs. 81/2008, oltre al rischio di incorrere nella sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

L’adozione del Protocollo dovrà essere accompagnata dalle necessarie procedure per rendere effettive le disposizioni e le misure ivi contenute, a cominciare da una adeguata formazione e informazione ai dipendenti.

Pur ribadendo le misure previste in precedenza, il Protocollo in oggetto prevede alcune interessanti novità, fra cui l’indicazione delle misure da adottare per la riammissione del lavoratore al termine del contagio e alcune parziali aperture in tema di attività formativa e trasferte di lavoro.

 

Avv. William Di Cicco

 

 

 

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