Il perdurare della pandemia e il progressivo utilizzo dei vaccini contro l’infezione da SARS-CoV-2 pongono al datore di lavoro nuove sfide. Se nel corso del 2020 le parti sociali hanno individuato nei Protocolli adottati il 14 marzo ed il 24 aprile 2020, recentemente aggiornati (Protocollo del 6 aprile 2021) degli efficaci strumenti di lotta al virus, la sfida del 2021 è principalmente incentrata sull’utilizzo dei vaccini, in vista di una vera e propria ripartenza.

Dall’immissione sul mercato dei primi vaccini, ci si è posti la questione se il loro utilizzo possa essere reso obbligatorio per quanti entrano quotidianamente a contatto con altri individui, e quindi in primo luogo per i lavoratori. Ci si è chiesti, in particolare, se il datore di lavoro possa richiedere al lavoratore di sottoporsi al vaccino e se un eventuale rifiuto possa giustificare una sanzione disciplinare e addirittura il licenziamento.

Non paiono esservi dubbi sul fatto che un eventuale obbligo alla vaccinazione debba essere valutato alla luce dell’art. 32, comma 2 Cost. che prevede che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Occorre dunque distinguere l’ipotesi in cui vi sia una norma di legge che obblighi alla vaccinazione contro l’infezione da SARS-CoV-2.dall’ipotesi in cui tale norma non vi sia.

L’obbligo di vaccinazione per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario previsto dal Decreto legge 44 del 1 aprile 2021

Come è noto, il Decreto Legge 44 del 1/4/2021 prevede l’obbligo vaccinale per due categorie di lavoratori: gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali. Da tale obbligo sono “esonerati” (anche solo temporaneamente) coloro che non possono vaccinarsi per un accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale.

Il Decreto prevede un sistema di trasmissione delle informazioni tra Ordini Professionali e datori di lavoro da un lato, Regioni e Province Autonome ed Aziende Sanitarie Locali dall’altro, coinvolgendo gli stessi lavoratori.

Tale obbligo, che resterà in vigore fino alla completa attuazione del piano vaccinale nazionale contro le infezioni da SARS-CoV-2,  e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, fa si che la  vaccinazione costituisca requisito essenziale per l’esercizio della professione sanitaria e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative degli operatori di interesse sanitario. La sua inosservanza, che dovrà essere comunicata dall’Azienda sanitaria all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine professionale di appartenenza, determinerà la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2. Pertanto, per quanto riguarda il lavoro dipendente, il datore di lavoro avrà l’obbligo di adibire il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori, purché non implichino contatti interpersonali o il rischio di diffusione del contagio, riconoscendo la retribuzione corrispondente alle mansioni effettivamente esercitate. Quando ciò non sia possibile, il datore di lavoro potrà (e dovrà) sospendere il lavoratore dalla propria attività senza diritto alla retribuzione. La sospensione resta efficace fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, salvo proroghe.

Quando invece la vaccinazione sia stata omessa o differita in conseguenza dell’esonero dall’obbligo vaccinale per un accertato pericolo per la salute del lavoratore, e ciò non oltre la data del 31 dicembre 2021, il datore di lavoro è obbligato ad adibire tali soggetti a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione.

La norma ha il pregio di fornire una copertura di legge, e quindi costituzionale, all’obbligo vaccinale, così come ad altri aspetti ad esso connessi (si pensi all’accesso del datore di lavoro all’informazione circa l’avvenuta vaccinazione, informazione che diviene per legge essenziale ai fini della valutazione dell’attitudine a svolgere attività lavorativa).

Si ritiene che ciò possa escludere che l’inosservanza dell’obbligo vaccinale giustifichi di per sè il licenziamento. Ciò sia perché la norma prevede una misura idonea a salvaguardare gli interessi del datore di lavoro contemperandoli con quelli del lavoratore (fino ad arrivare alla sospensione non retribuita), sia perché la norma stessa delimita temporalmente tale misura (non oltre il 31/12/2021), con ciò escludendo, ad oggi, che la non vaccinazione possa configurare un impedimento definitivo allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Conclusioni

La possibilità, per il datore di lavoro, di chiedere ai propri dipendenti di sottoporsi alla vaccinazione contro l’infezione da SARS-CoV-2.deve essere valutato alla luce dell’art. 32, comma 2 Cost., che prevede che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Il recente Decreto Legge 44/2021, in ossequio a questo principio, ha disposto l’obbligo vaccinale per i lavoratori del settore sanitario. La norma prevede delle specifiche conseguenze a carico di chi non voglia o non possa vaccinarsi: tra esse non vi è il licenziamento ma si può arrivare alla sospensione dal lavoro non retribuita. Occorre ricordare che l’obbligo vaccinale determina dei nuovi obblighi e nuove responsabilità anche per il datore di lavoro, tenuto a tutelare la salute dei dipendenti e di chiunque entri in contatto con la propria organizzazione. Più in generale – inoltre – segnalo che l’obbligo vaccinale coinvolge anche gli operatori della sanità titolari di una propria attività, i quali possono a loro volta essere datori di lavoro, o operatori che siano collaboratori non dipendenti di organizzazioni del settore.

Avv. Daniele Villa

 

 

 

 

 

 

 

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