Nel procedimento seguito dal nostro studio, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione III, con la sentenza depositata il 7 luglio 2015 n. 9126, ha stabilito la nullità della correzione degli elaborati per il concorso di accesso alla professione forense, in quanto indicato il solo voto numerico, senza alcuna annotazione o motivazione.
Il caso in esame nasce dal ricorso presentato da una candidata al concorso per l’esame di avvocato non ammessa alla prova orale che, con l’assistenza del nostro studio, contestava l’omessa idonea correzione degli elaborati scritti e la mancanza di ogni indicazione e parametro necessari a valutare le motivazioni che avevano determinato la non idoneità, visto che sugli elaborati risultava il solo voto numerico, senza alcuna annotazione, motivazione o segno grafico.
Inoltre, con il ricorso si contestava l’eccessiva brevità dei tempi impiegati nella correzione degli elaborati, in quanto dai verbali della commissione esaminatrice era emerso che la correzione delle prove scritte di ben quindici candidati si era svolta soltanto in due ore e quindici minuti, dalle ore 14:00 alle 17:15, un tempo decisamente troppo ridotto per assicurare una seria disamina delle prove.
In merito il Tar del Lazio ha evidenziato che «la mera espressione numerica nella valutazione degli elaborati, se accompagnata dall’assenza ovvero dall’assoluta genericità dei criteri di valutazione elaborati dalla Commissione, non è sufficiente a palesare le ragioni del giudizio espresso sull’elaborato».
Per il Tribunale amministrativo, infatti, l’assenza di una motivazione non specifica e meramente numerica, potrebbe essere sufficiente solo in presenza di predeterminati criteri di valutazione puntuali e concretamente operativi, tali da consentire innanzitutto al candidato di capire le ragioni dell’esclusione ed al Giudice Amministrativo di svolgere quel sindacato sulla ragionevolezza, coerenza e logicità della valutazione concorsuale, che è proprio del giudizio di legittimità.
Nel caso specifico, però, il Tar del Lazio ha rilevato che i criteri di valutazione asseritamente applicati dalla commissione esaminatrice erano generici in quanto in larga parte meramente ripetitivi di quanto prevedeva in generale la normativa che disciplina la procedura di abilitazione forense.
Pertanto, ad avviso del Giudice amministrativo, la formulazione di criteri di massima così generici era insufficiente ad integrare quei precisi parametri di riferimento a cui raccordare il punteggio assegnato, mancando i quali si può ritenere illegittima la valutazione dei titoli in forma numerica.
Del resto, continua la sentenza, anche sul piano meramente pratico, tale “modus operandi” della Commissione, oltre ad impedire al candidato un’idonea difesa delle proprie ragioni, impedisce comunque al medesimo di avere effettiva contezza degli asseriti errori in cui è incorso, conoscenza che potrebbe impedirgli di reiterarli in un successivo esame a cui volesse partecipare
Per quanto sopra, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso e per gli effetti ha annullato le valutazioni degli elaborati ed ha ordinato all’Amministrazione di rivalutare i compiti entro 40 giorni, con una procedura che garantisca l’anonimato della candidata. Inoltre, il Tar ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento delle spese di giudizio in favore della ricorrente e al rimborso del contributo unificato.